settembre 26, 2002 Centrali turbogas, non facciamo finta di non vedere @ 3:17:41 PM


di Caterina Sottile


Il dibattitto sulle centrali, in particolare quella prevista per il Nucleo industriale di Termoli sembra assumere toni sempre più forti.
Un manifesto sottoscritto dalle associazioni Democrazia e Rinnovamento (Larino), Coordinamento Ambiente e Salute (Termoli e Campomarino),Comitato Civico termolese, Gli amici del Gabbiano (Campomarino), i Coltivatori Diretti denuncia "l"ennesima dimostrazione di arroganza e di indifferenza di alcuni dei rappresentanti della Amministrazione regionale che non hanno ancora dato una risposta seria e definitiva."
Il manifesto mette in guardia dalle manovre silenziose che sembrano essere in atto: "...I cittadini sono preoccupati e pretendono assoluta chiarezza. Il Consiglio Provinciale di Campobasso, i Comuni di San Martino in Pensilis, Rotello, Campomarino hanno espresso all"unanimità parere negativo sulla realizzazione delle centrali. Forti del consenso unanime dei cittadini e della consapevolezza dell"inutilità e della pericolosità degli impianti, pretendiamo che siano resi noti i nomi ed i cognomi di coloro che, trascurando del tutto la volontà dei molisani, continuano a sostenere "sott"acqua" la installazione delle centrali. Si assumano la responsabilità dei rischi che i Molisanni dovranno correre e saranno poi gli elettori a giudicare il loro operato."
Un documento inequivocabile che dichiara guerra non solo alle centrali ma soprattutto alla rete di interessi che sembra sostenerle. Interessi ben celati da una apparente unanimità di dissensi ma che, puntualmente, non conduce ad una presa di posizione efficace e risolutiva nell"ambito del Consiglio regionale.
Chi rema contro chi? Bisogna ribadire che la legge MARZANO non concede spazi ad intromissioni locali. Ma la responsabilità politica, l"esigenza di preservare il territorio da una caotica quanto dispersiva gestione delle sue risorse potrebbe porre un freno e rimettere tutto in discussione. Quando parliamo di salute pubblica e di ambiente il principio "dura lex, sed lex" non basta a raffreddare gli animi. Se la lex é inaccettabile ed inaccettata dal sentire comune, per dura che sia deve essere ridiscussa.
Abbiamo già più volte avvertito i lettori che stanno svendendo il territorio regionale al prezzo di due gazzose e un monolocale, che non é stato fatto alcuno studio sulle possibili associazioni di sostanze chimiche derivate dalla commistione dei fumi di scarico della centrale prevista nel Nucleo di Termoli e dei fumi di scarico delle due industrie chimiche presenti in quel sito. In pratica, i camini di sfogo saranno ad altezza d"uomo, a due soli km, in linea d"aria, da Portocannone, a sei da Campomarino e non abbiamo alcun documento scientifico che ci possa garantire che non vi sarà un rischio di interferenza fra le varie sostanze immesse nell"aria. Inutile ribadire che il consumo di acqua che servirà a raffreddare l"impianto equivale al consumo annuo di una città di 60.000 abitanti. Il Basso Molise non ha una rete irrigua che consenta agli agricoltori di operare a livelli realmente produttivi, trascorriamo estati intere in attesa dell"acqua perduta ed abbiamo reti idriche che funzionano più per intercessione divina che per efficienza tecnica. Come si alimenteranno le centrali? Misteri della fede! Bisogna però dire che le centrali termoelettriche a ciclo combinato sono le più sicure e le più avanzate tecnologicamente tra le fonti energetiche, di questo tipo, attualmente disponibili. Questo vuol dire che la produzione di energia costa il triplo rispetto alle altre fonti e che le società che producono tale energia percepiscono fondi dalla comunità europea e possono negoziare sui costi e sull"elargizione dell"energia prodotta.
Lo Zuccherificio del Molise e le industrie del nucleo di Termoli investono miliardi in energia e, naturalmente, esiste una oggettiva necessità di ridurre tali costi e di procacciare energia in loco; la mancanza di un piano energetico regionale ha, di fatto, delegato allo Stato la facoltà di scavalcare il governo e gli Enti regionali, passando sulle "nostre teste", forte di un vuoto legislativo negligente ma inconfutabile che non ci consente alcun controllo concreto ed alcuna negoziazione. La regione Molise non ha mai provveduto ad adeguare i parametri di sicurezza ambientale ai livelli europei, come ad esempio hanno fatto la Puglia e l"Abruzzo e, dunque, tutto quello che sta accadendo é legale, benché sia madornale il conflitto con l"interesse dei cittadini e della loro sicurezza.
Un dato di cui si sarebbe dovuto tener conto nello studio di fattibilità é che in Molise é in controtendenza, persino rispetto alla Lombardia, l"incremento preoccupante di linfomi e tumori polmonari e, dato inquietante, l"aumento del 12% di malattie infettive, derivanti appunto dallo stress a cui il sistema immunitario viene sottoposto dalle maggiori fonti di inquinamento. Il deficit energetico, secondo il piano energetico stilato in tempo record, equivale a circa 111 gwh; una sola delle sei centrali previste produrrà 6000 gwh. La somma della potenza in tutta la Regione sarebbe 4000 MG. Ci si potrebbe liquefare tutto il Polo Nord, figuriamoci la costa molisana. Rimane aperto il dubbio su cosa si voglia fare del Molise: polmone d"Italia, perla del turismo, gioiello dell"agricoltura biologica, nodo industriale ipertecnologico, pattumiera d"Europa? Sarebbe utile deciderlo.Se si continuano ad illudere gli agricoltori con prospettive di incentivazione che di fatto, una decisione come quella delle centrali annulla in toto ci troveremo di fronte ad una sorta di "scizofrenia degli equilibri produttivi della regione". E gli agricoltori, su tutti, già drammaticamente penalizzati dalle intemperie recenti rischiano un collasso epocale. Dovrebbero tenerlo a mente tutti i gruppi politici: un settore così importante rappresenta da sempre un bacino elettorale fondamentale. Qualche decennio fà gli operai Fiat molisani furono definiti "metal-mezzadri" da chi non conosceva affatto la nostra realtà. Oggi il Molise vive contemporaneamente la fine della prospettiva industriale e la crisi del suo settore portante, qual"é l"agricoltura. Come vogliamo intervenire, fingendo di non vedere?