Nota di "Opposizione Civile" sui referendum
I 4 PUNTI DELL'"OPPOSIZIONE CIVILE"

di Giovanni Bachelet, Enzo Marzo, Paolo Sylos Labini ed Elio Veltri.
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1) UN OBIETTIVO CHIARO E OMOGENEO.

Inesorabile e sempre più manifesto avanza il processo degenerativo della democrazia italiana, e il potere berlusconiano rivela spudoratamente la sue caratteristiche monopolistiche: all'opposizione non resta che l'arma del Referendum.

Mentre le elezioni politiche, per le caratteristiche proprie del meccanismo elettorale e per le sottovalutazioni dei pericoli per il sistema democratico da parte dei gruppi dirigenti dei partiti del Centrosinistra e della Sinistra, opposero alla Destra un fronte frammentato, l'istituto del Referendum, per sua natura, aggrega in un unico fronte tutti i NO.

E' quindi possibile sconfiggere Berlusconi, a patto però che l'opposizione abbia ben chiaro (e lo faccia comprendere agli italiani) il significato eminentemente democratico della consultazione referendaria.

Per farlo, deve evidenziare alcune condizioni necessarie. La prima è l'omogeneità del "pacchetto" delle leggi da abrogare, ognuna delle quali non solo è pessima in sé ma è esemplificativa della concezione berlusconiana del potere, e tutte insieme rappresentano uno scasso dello stato di diritto e del regime di libertà in Italia.

Per questo motivo, oltre alla legge-farsa sul "conflitto di interessi", origine prima d'ogni stortura dei rapporti democratici e d'ogni inquinamento della competizione politica, e alla legge sulle rogatorie internazionali, vero e proprio bastone fra le ruote della cooperazione giudiziaria internazionale e strumento per garantire l'immunità a Berlusconi, ai suoi amici e a quanti commettono reati gravi e organizzano reati di criminalità a livello sovranazionale, va sicuramente aggiunto il provvedimento sul "falso in bilancio", che è importante non solo per l'etica di una paese civile, ma anche per l'economia, per due ragioni.

Nei paesi seri il falso in bilancio è un reato grave e le società di quel paese che investono all'estero debbono attenersi alle regole del paese di origine; dovendo competere con le imprese italiane, sono scoraggiate a investire da noi.

D'altra parte, nell'ambito europeo la nostra legge crea disparità nella concorrenza, tanto che due studi legali, uno di Torino l'altro di Bruxelles, stanno preparando ricorsi alle autorità europee. Per il referendum sul falso in bilancio sappiamo dunque di avere l'appoggio indiretto dell'Europa.

2) UN PASSO INDIETRO.

La gestione Berlusconi, proprio per le commistioni pubblico-privato e per la costituzione di monopoli micidiali come quello dell'informazione e della pubblicità, supera di gran lunga la dialettica maggioranza-opposizione che normalmente regola la dinamica politica e chiama alle proprie responsabilità l'intera società civile.

Lo stesso Referendum, per la natura e il significato che volle dargli la nostra Costituzione, è istituto aggiuntivo destinato all'iniziativa dei cittadini in quanto tali. Non in opposizione ai partiti, ma come segno di pluralità delle fonti dell'azione politica.

Negli ultimi mesi, inoltre, la società italiana ha dimostrato particolare sensibilità e preoccupazione verso i problemi dello stato di diritto e della libertà, e non ha nascosto segni d'insofferenza per i gruppi dirigenti dell'opposizione politica.

E' quindi necessario che i partiti d'opposizione non s'approprino di questo strumento tipico della politicizzazione della società civile proprio per favorire il raggiungimento del comune obiettivo politico. Il referendum sulle leggi-vergogna del governo Berlusconi non è una variante della lotta politica dei partiti dell'opposizione parlamentare, ma lo strumento per il pronunciamento di tutta l'Italia civile, di destra, di centro e di sinistra contro la grave degenerazione democratica.

Appropriarsene significherebbe ridurre il bacino di consenso identificandolo col solo centrosinistra-sinistra, nonché sarebbe un'ulteriore prova di miopia e di anteposizione dei propri interessi al raggiungimento dell'obiettivo politico finale che deve rimanere la sconfitta del pericolo Berlusconi.

3) UN OBIETTIVO UNICO.

Se la politicizzazione (nel senso della difesa dello stato di diritto) della competizione referendaria richiede un'omogeneità dei temi da sottoporre al giudizio dei cittadini, non meno importante è l'unicità del "pacchetto antiBerlusconi".

Se la competizione viene annacquata da altri quesiti che nulla hanno a che vedere con la questione principe, qui e oggi, inevitabilmente si dimostra lo scarso livello di consapevolezza dei pericoli che stiamo correndo e si sottrae vigore alla valenza "politica generale" che occorre imprimere al confronto referendario.

Nel 2003 non si dovrà svolgere un appuntamento referendario qualunque, cui ci hanno abituato i radicali con la loro raffica di quesiti, bensì un confronto fondamentale sulla sostanza politica del berlusconismo, che i tre quesiti sopra proposti così bene esemplificano.

L'argomentazione che l'aggiunta di altri quesiti eterogenei possa accrescere il consenso e favorire la vittoria grazie a "maggioranze variabili" si rivelerebbe illusoria e va in forte controtendenza nei confronti della tesi, che sta alla base di questi 4 punti, della natura e della pericolosità del potere berlusconiano.

4) NON FAVORIRE BERLUSCONI.

Se qualunque allargamento del pacchetto referendario è dannoso, l'iniziativa preannunciata dal partito di Bertinotti su ben otto referendum, tra cui quello per l'ampliamento degli effetti dell'art.18 dello statuto dei lavoratori, non solo rivela la totale incomprensione e sottovalutazione della drammaticità del momento, ma ancora una volta regala a Berlusconi uno scontro che lo vedrebbe inesorabilmente vincente.

Opposizione Civile - prescindendo da qualunque valutazione sulla materia - denuncerà (non dopo, ma prima della sconfitta) questo atteggiamento masochistico che, per opportunismo e per ragioni di propria visibilità, porta alla rovina del sindacato e al fallimento della strategia referendaria.

Giovanni Bachelet, Enzo Marzo, Paolo Sylos Labini ed Elio Veltri
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