Chi non ha peccato scagli la prima bomba?

- di Caterina Sottile -


Abbasso la testa davanti a 19 morti e non riconosco a nessuno il diritto di non riconoscerli come "giusti". Perché quando muoiono i giovani, decorati o scalmanati, allineati o ribelli qualcosa nel mondo si rompe e a noi resta lo spavento di una stella che si spegne. La guerra al regime di Saddam ha mostrato anche a noi la sua realtà. Pensavano toccasse solo a quei cow boys di americani morire in casa di uno che neppure conosciamo. E invece le bare sono tornate anche da noi, avvolte da una bandiera che conoscevamo solo sventolante negli stadi. Ma Bin Laden e Saddam e chissà chialtri hanno attratto i nemici nella loro tana ed ora colpiscono con i loro mezzi, con la loro logica. E cominciamo ad aver paura di un terrorismo che non è diverso per spietatezza e per ingiustizia dalla guerra dei Potenti contro i poveri del mondo.

La vedevamo così qualche mese fa questa guerra spettacolare, senza morti di cui sapessimo pronunciare il nome. Ma adesso? Adesso sappiamo che 19 ali del Mezzogiorno, del Nord meno produttivo, frantumate dalle bombe di un nemico lontanissimo non possono non avere il nostro rispetto, la nostra approvazione, la nostra retorica confusione. Perché altrimenti entriamo nella logica del terrorismo: i morti giusti e i morti ingiusti, i morti utili e quelli inutili. L'antropologa Ida Magli, in un editoriale per "Il Giornale" afferma: "Malgrado sia vero e profondo il dolore per la morte dei militari italiani in Irak, c’è qualcosa, nel fiume di parole che scorrono ininterrottamente da tutti i mezzi d’informazione, di non detto, e che tuttavia si percepisce proprio perché non detto....................E’ saltata in aria, insieme al camion, la ninna nanna nella quale ci eravamo cullati, fatta di “pace”, di “solidarietà”, di “bontà”; aiutati purtroppo, anzi spinti dai governanti, dai sacerdoti, a credere che i nostri “valori” dovessero apparire validi a tutti, e, in definitiva, che noi, soprattutto noi, gli Italiani-brava gente, non saremmo stati toccati dal fantasma del male che si aggira nel mondo. Adesso, al di là della sofferenza per la morte dei nostri giovani, c’è uno smarrimento profondo che dobbiamo guardare in faccia affinché non si configuri esclusivamente come “paura”, priva di spiegazioni. Prima di tutto, l’errore fondamentale compiuto dai nostri politici nel non voler definire “guerra“ il terrorismo. E’ una guerra, invece, con un centro strategico ben preciso e che deve essere affrontata con mezzi adeguati, selettivi, bellici. Chiamarle missioni di pace non soltanto non serve, ma aumenta sia il pericolo sia la paura. E’ questo, infatti, che ha reso così angoscioso il dolore di questi giorni: i nostri giovani non sono morti per difendere la patria, e dunque si è costretti a descriverli più o meno come “missionari”, che si prendono cura dei bambini, e la loro morte appare ingiusta, e i “nemici” uomini incomprensibili....I musulmani sono credenti: è errato e inutile proiettare su di loro il nostro modo di vivere una religiosità di comodo, che distingue fra chi è praticante e chi non lo è. Quindi, anche senza voler tener conto del fatto che andarsene adesso significherebbe consegnarsi, con la viltà, a chiunque voglia aggredirci, non servirebbe ad eliminare il rischio di attacchi terroristici, ma anzi lo aumenterebbe."

(14 Novembre 2003). Una denuncia appassionata in cui sembra di sentire la sua voce roca mentre tenta, sgolandosi, di farci percepire un pericolo che avevamo minimizzato. Come fece mesi fa Oriana Fallaci. Ma il rischio inquietante è proprio nella irrazionalità di un dramma che non potendosi nutrire di certezze, di informazioni oggettive, di chiarezza finisce per ingigantirsi di emotività. Gino Strada, dal sito di Emergency scrive: "Ho lasciato l'Afghanistan pochi giorni fa. Quando sono partito, Fahim Khan era agonizzante nel reparto di rianimazione. Diciannove anni, dilaniato da una bomba non lontano dal palazzo reale di Kabul, mentre stava tentando di rimettere a posto la propria casa danneggiata dai bombardamenti. Sono partito con negli occhi il padre di Fahim, seduto a fianco del figlio in silenziosa disperazione. Fahim e suo padre mi sono tornati in mente ieri mattina, quando Mario Ninno mi ha chiamato da Baghdad per dirmi della strage di Nassiryia.

Altri ragazzi come Fahim, fatti a pezzi da un'altra esplosione. Ragazzi italiani. Ho pensato ai loro padri, lontani migliaia di chilometri, che forse non vedranno neppure i resti dei propri figli. "Nessuno è così pazzo da preferire la guerra alla pace: in tempo di pace sono i figli a seppellire i padri; con la guerra tocca ai padri di seppellire i figli" scriveva Erodoto nel quinto secolo prima di Cristo. La follia della guerra è tutta qui: qualche decina di ragazzi si sono svegliati ieri mattina in Iraq, e ieri sera non sono andati a letto, non ci sono più. Hanno iniziato il grande sonno, come altri milioni di ragazzi prima di loro, in Afghanistan e in Cecenia, in Congo e inKosovo e nei mille luoghi di violenza del nostro pianeta: sottratti alla vita non da un male incurabile ma dalla volontà e per opera di altri esseri umani. Ogni volta che la guerra si porta via una vita umana è una sconfitta, per tutti, perché ha perso l'umanità, perché si è persa umanità.

Il rispetto per i morti, per il dolore dei loro congiunti può e deve provocare una riflessione di tutti, anziché la polemica di alcuni. Dobbiamo tutti prendere atto che si è al di fuori della ragione, ogni volta che i rapporti tra esseri umani si esercitano con la forza, con le armi, con l'uccisione. L'umanità potrà avere un futuro solo se verrà messa al bando la guerra, se la guerra diventerà un tabù, schifoso e rivoltante per la coscienza e per la ragione. Ancora una volta dobbiamo dire, con infinita tristezza, "basta guerre, basta morti, basta vittime". (12-novembre-2003).

Come si fa a dare ragione a chi di "ragion persa" dispera e urla. E dove ritrovarla la ragione se non nel dolore di chi non c'è più e mentre noi scriviamo si chiede ancora perché lo hanno trucidato mentre cercava di ridare acqua alla città, di riportare la corrente elettrica, di restituire umanità a un popolo nato per non vedere mai la luce della ragione?

Spero che nascano sempre abbastanza fiori per loro.

[Novembre 2003]