La politica dei movimenti

- di Francesco Sabetti -


Gli anni '90 hanno rappresentato per la pratica governativa del nostro Paese un periodo di notevoli cambiamenti sia per quanto concerne il dibattito politico, sia per quanto riguarda la riorganizzazione degli organi istituzionali.

E' stata la stagione di Mani Pulite; del passaggio dal sistema elettivo proporzionale a quello maggioritario, che ha parzialmente impedito ai partiti di prevaricare la volontà degli elettori in occasione delle tornate elettorali; del declino di un sistema che, per finanziare la politica, aveva portato lo Stato ad un indebitamento assurdo. Ma quel decennio è stato caratterizzato soprattutto dalla volontà di cambiare il criterio d'approccio alla vita politica: l'obiettivo era coinvolgere la società civile nei partiti e nelle istituzioni (esempi emblematici nella nostra regione sono stati i “casi” Orlando , Veneziale, Di Sapia). Questa nuova metodologia politica veniva espressa nel '98 dal neonato movimento di Di Pietro, la cui Carta dei Valori recitava testualmente che "il nuovo ceto dirigente debba essere espresso per merito; e quindi vi si possa accedere, ed esserne esclusi, senza stabilizzazioni di professionismo politico. Il merito va concepito come un'assicurazione in favore del buongoverno e contro il rischio corruzione" ed ancora "Il Movimento perciò rifiutava e combatteva ogni concezione della politica che si fosse ispirata alla contrapposizione amico-nemico. Respingeva altresì ogni concezione della politica che potesse fare coincidere il valore con l'utile, inteso come "particolare" negativo, e con l'etica, se assunta a filosofia di stato".

Fu in nome di tali principi che decisi di aderire alla compagine che faceva capo al senatore Di Pietro.

Dopo le vittorie del centro-destra, avvenute nell'anno 2001, e per mancanza di cultura di Governo di alcuni soggetti politici che facevano parte della coalizione di centro-sinistra, e per ingerenza degli apparati di partito scopertisi privati di potere e determinati a riappropriarsene, si è andati allo sbando e si sono scimmiottati i metodi che avevano consentito al centro-destra di vincere. Così anche nel centro-sinistra non si è più parlato di elezioni primarie, di scelta dal basso, né di meritocrazia. Addirittura, tali punti sono scomparsi dai programmi dei partiti della coalizione. Sono riemersi i professionisti della politica e spesso i candidati sono stati individuati dalle segreterie di partito in funzione degli interessi di quei pochi che detengono effettivamente il potere. Cancellato ogni dibattito su valori, ideologie, linee programmatiche, le riunioni si tengono esclusivamente per spartirsi gli incarichi, tant'è che ciò si è verificato anche in occasione di alcuni importanti congressi, durante i quali, senza presentare alcuna mozione programmatica, i mandati sono stati assegnati dall'alto.

Dunque, la politica è attualmente tesa a perseguire come fine la formazione di alleanze che tengano conto di una maggioranza numerica, mettendo da parte ogni questione programmatica ed etica.

Avendo registrato questa deleteria inversione di tendenza, in tutt'Italia sono sorti numerosi movimenti civili, non in nome di una politica nuova, ma di una politica diversa ed alternativa, che riconosca la capacità dei singoli e possa far fronte alla disaffezione dei cittadini nei confronti dei partiti e delle istituzioni.

Democrazia e Rinnovamento è nata, infatti, per mettere in rete il pensiero e le idee di tutti coloro che, liberi dai ricatti della partitocrazia, possano farsi garanti della democrazia e combattere al fianco dei cittadini contro gli abusi, l'illegalità e la corruzione.

[Gennaio 2004]