E COSI’ UN ALBERO OSCURO’ L’ITALIA

- di Marcella Stumpo* e Marcello Antonarelli** -






Incredibile ma vero: sarebbe stato un innocuo albero, sia pure elvetico e in quanto tale notoriamente più efficiente di uno italico, a costringere al buio per dodici ore (almeno in Molise) la quinta potenza industriale del mondo.

Le associazioni anti centrale sono rimaste in silenzio anche dinanzi alla recente sentenza del TAR Molise, che ha respinto il ricorso contro la centrale di Termoli, riservandosi ovviamente di continuare la battaglia e di spiegare ai cittadini il contenuto della sentenza stessa e la sua non condivisibilità; ora però, dopo questo inspiegabile ( o troppo facilmente spiegabile? ) black-out, e soprattutto dopo il rumoroso bla-bla pieno di niente che si sta sollevando a livello locale e nazionale, chi ha lottato per più di due anni contro un impianto che anche oggi definiamo inutile e dannoso vuole precisare alcuni punti.

Parlando ieri e oggi con persone di varia età, professione e fede politica, non coinvolte in movimenti cosiddetti "ambientalisti" e quindi non particolarmente prevenute sull'argomento, abbiamo registrato costantemente una diffusa incredulità circa l’origine casuale del black-out e la sua inevitabilità. Anche fra i non addetti ai lavori l’accaduto viene dunque percepito come molto strano, molto opportuno per certe manovre politiche, molto poco credibile nella sua provvidenzialità per chi deve costruire impianti elettrici in Italia. Ci limitiamo a riferire ciò che abbiamo sentito senza interpretazioni e dietrologie. Davvero ci si vuol far credere che un guasto in una linea secondaria in Svizzera abbia potuto fare precipitare nel buio uno stato intero per tante ore?

Se è vero che importiamo energia per il 17% del nostro fabbisogno, anche se questa percentuale fosse venuta a mancare avremmo dovuto dover disporre del restante 83%; come funziona dunque la rete nazionale? E perché non è stata richiesta l’energia dalla Francia, che era pronta e disponibile? E ancora, perché un’interruzione così devastante in un periodo e in un orario in cui il consumo era bassissimo, rispetto ai picchi di questa estate? Chi ha gestito così male l’emergenza? E’ mai possibile che tutto il nostro sistema energetico sia affidato ad una serie di scatole cinesi automatiche, per cui se si inceppa un piccolo segmento l’intero sistema sfugge ad ogni controllo? Che razza di rete abbiamo in Italia, e in mano a chi è la sua gestione? Queste sono le domande da porsi, prima di stracciarsi le vesti accusando i cittadini rompiscatole dei movimenti civici e gli ambientalisti fanatici (categorie notoriamente ancora più mentalmente disturbate dei giudici) di avere impedito il progresso del paese. Prima di chiedere a gran voce di rivedere il Piano Energetico Regionale, non sarebbe invece il caso di denunciare il fatta che quest’ultimo ancora non esiste, mentre in Consiglio Regionale ci si era impegnati a vararlo finalmente entro il 15 luglio? e cosa ne è stato della delibera regionale del 24 giugno, nella quale all’unanimità si impegnava la Giunta Regionale ad agire in tutte le sedi opportune per far revocare l'autorizzazione ministeriale per la centrale di Termoli, in considerazione del terremoto, della forte opposizione popolare e dei tanti punti oscuri di quell’iter? Come si possono ignorare i deliberata del massimo organo legislativo locale? Fino a quando si può far finta di niente? Nessuno sembra ricordare che l’unica priorità è quella del Protocollo di Kyoto, menzionato troppe volte a sproposito dai nostri consiglieri Regionali, ma mai letto con un minimo di onestà intellettuale: ridurre i consumi ed aumentare l’utilizzo delle fonti rinnovabili è l’unica strada percorribile per coniugare sviluppo e ambiente, per evitare conflitti fra la politica e il popolo, non più disposto a svendere il proprio futuro agli affari. Vogliamo qui precisare anche che ridurre i consumi non significa rinunciare alle nostre comodità quotidiane, ma adottare le nuove tecnologie già esistenti, in grado di eliminare gli sprechi e minimizzare la quantità di energia impiegata.

Nessuno sembra rendersi conto che se in tutto il paese il movimento anticentrali è così forte e diffuso, indipendentemente dal colore politico della locale amministrazione, una ragione dovrà pur esserci: non si può pensare ad una mania di persecuzione collettiva. La verità che tutti percepiscono ormai diffusamente che sull’energia vengono raccontate bugie grandi come case, per cui in nessuna regione si sa quanta ne serva veramente, vengono montate campagne terroristiche di disinformazione sul buio imminente, che poi si verifica misteriosamente ed opportunamente nel momento più improbabile, ma così opportuno per i governi nazionali e locali, utilissimo per convincere i cittadini riottosi che devono smetterla di dare fastidio a chi opera per il bene del territorio.

Ciò che appare più grave è che immediatamente si sia approfittato di un’interruzione di corrente, la cui inevitabilità è sommamente dubbia, per partire lancia in resta verso u futuro irto di ciminiere finalmente autorizzate e indisturbate, invece di rimboccarsi le maniche e iniziare finalmente una seria politica di riduzione dei consumi e di aumento della produzione di energia rinnovabile, naturalmente dopo aver capito, se veramente non si poteva evitare il black-out, cosa non ha funzionato e chi non ha saputo intervenire in tempo.

Ci aspettiamo ora anche a livello locale (a livello nazionale lo abbiamo già sentito) il prevedibile delirio filonucleare: manca veramente solo questo, nello sciocchezzaio che da ieri impazza in Molise ed in tutto il paese. A questo proposito non si può che concordare con l’On. Bersani, che interrogato sulla questione ha risposto: "Se hanno gestito così una rete tradizionale, cosa combinerebbero con il nucleare?".

Tutte le associazioni che hanno lottato per uno sviluppo diverso continuano a ritenere inutile e dannosa questa e le altre centrali; il black-out di ieri non ha modificato la nostra convinzione che il Molise non ha bisogno di energia, e può comunque procurarsela facilmente con le fonti alternative. Le chiacchiere in libertà di chi ci considera oscurantisti non diminuiscono la forza del sostegno popolare che ci ha aiutati ad andare avanti in questi mesi. Rispettiamo per senso dello stato la sentenza del TAR, ma non la riteniamo condivisibile; ci riempie di tristezza che essa non abbia tenuto nella debita considerazione la posizione di tanti cittadini che hanno sentito il dovere civico di difendere il loro territorio e il loro futuro da scelte sbagliate. Episodi come quello di ieri dovrebbero secondo noi servire proprio a far riflettere sulla fragilità di un sistema basato sulle energie non rinnovabili e sulla necessità di razionalizzare subito il sistema di gestione esistente e redigere un nuovo piano energetico nazionale, tenendo sempre presente che un quarto dell'inquinamento atmosferico totale è prodotto dalle emissioni delle centrali elettriche.

settembre 2003

* Coordinamento Ambiente e Salute
** Comitato Civico Termolese