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Intervento alla Festa di protesta del 14 settembre

Abbiamo tutti il dovere di salvare la democrazia
MESSAGGIO DI PAOLO SYLOS LABINI 

Motivi di salute mi impediscono di partecipare, quindi ho chiesto all’amico Elio Veltri di leggere questo mio breve messaggio, che vi rivolgo anche a nome di tutti gli amici di Opposizione Civile. 

Primo punto. Il tema dominante è la legge Cirami, la più oscena tra quelle rivolte a rottamare la giustizia. E che va vista come simbolo della rosa degli interventi del governo Berlusconi in questo campo. 

Punto secondo. Si continua a ripetere ossessivamente che Berlusconi è legittimato da una forte maggioranza. Ricordiamoci che ci troviamo di fronte a una maggioranza delle Camere ottenuta solo attraverso manovre astute, poiché nelle ultime elezioni politiche Forza Italia, che è il gruppo che propriamente fa capo al Cavaliere, ha ottenuto solo il 29% dei votanti, ossia il 22% degli italiani, tenendo conto dei non votanti. Domanda: <Come può uno che ha solo il 22% delle adesioni fare tutte le atroci prepotenze che sta combinando?>. Se fossi un angelo, risponderei: <Per l’arrendevolezza degli alleati>; ma siccome sono un “demonizzatore” rispondo: <Per la cupidigia di servilismo dei soci>. E poiché non pochi mi definiscono anche “apocalittico” dico: <Per la carenza di dignità>. C’è però una fiammella di speranza che qualcuno abbia un soprassalto di decenza e prima o poi rifiuti corresponsabilità così pesanti. Ci dicono: <Le critiche le fanno i politici, voi siete esterni, che diavolo volete fare?>. Risposta: <La democrazia non è fatta solo di voti, ma in primo luogo dall’opinione pubblica e i nostri sforzi mirano appunto a informarla e influenzarla>. La forza di oggi e delle altre manifestazioni simili dimostrano che non stiamo perdendo tempo. 

Terzo punto. Più volte ho sentito il doloroso dovere di denunciare rapporti, indicati in documenti giudiziari, tra la mafia e Berlusconi, Dell’Utri e Previti. Pochi giorni fa è stato reso noto un documento del Sisde agghiacciante in materia. Gli interessati hanno protestato prendendosela con “Repubblica” e non con la mafia che li minacciava, né con i servizi segreti che hanno scritto quel testo. Questo è angoscioso. Tutti devono saperlo: va ripetuto e gridato. 

Punto quarto. L’azione devastatrice del governo riguarda tutti i cardini della vita civile, nessuno escluso: scuola, ricerca scientifica, appalti, ecc. La devastazione si fonda sul monopolio dell’informazione, in primo luogo televisiva, che colpisce tutte le colonne portanti della società. Come economista debbo denunciare la condizione tremenda della situazione economica e dei conti pubblici, presentati fin dal luglio 2001 con cifre che io già allora giudicai truffaldine e che hanno impedito di porre i problemi nei giusti termini. Con le conseguenze che già soffriamo e che purtroppo soffriremo assai anche in futuro. 

Punto cinque. Il principale motivo per cui sorgono spontanee manifestazioni come quella di oggi è la debolezza grave con cui nel passato è stata svolta l’opposizione. La nostra speranza è che tutti questi sforzi nostri, che sono politici in senso lato, comincino ad avere effetto sull’opposizione parlamentare, che non può trattare l’attuale maggioranza come se fosse un avversario normale e non invece un pericoloso gruppo di potere. 

Quindi uniti, ma senza i gravi errori di sottovalutazione degli ultimi anni. Tutti devono prendere atto che i cittadini protestano con sempre maggior vigore perché si stanno rendendo conto dell’abisso in cui è caduta la nostra democrazia, che abbiamo tutti il dovere di salvare.


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Intervento alla Festa di protesta del 14 settembre

Ricordando Montanelli
di Federico Orlando

Concittadini, (lettrici, lettori,)
vorrei essere autorizzato da Voi a dedicare questi 8-9 minuti a Indro Montanelli, il grande borghese moderato che per primo, nove anni fa, chiese alla borghesia non dominata da spiriti animali di allearsi al popolo, in un patto di centrosinistra, per scongiurare l'avvento di questa destra, di cui egli aveva bene intuito e visto la natura.

Speravo che il maxischermo potesse mandarvi l'immagine di questo foglio. E' l'ultimo numero de "LA VOCE" di Indro Montanelli, che grida ai suoi redattori "difendetevi", come Borrelli dirà ai magistrati, sette anni dopo, "resistete". L'oligarchia elettronica colpì i giornalisti moderati che non vollero farsi trombettieri, assai prima di colpire, con editto bulgaro, altri oppositori coraggiosi, accusati di "comunismo" e di "uso criminoso" della televisione.

"Questa destra mi fa paura solo a sentirla parlare" diceva Montanelli prima del 13 maggio 2001. Ma in questi 16 mesi i fatti sono andati al di là di ogni peggiore previsione: lavoro, giustizia, informazione sono le tre vittime quotidiane di questa politica, insieme a scuola e ricerca, salari, sanità, previdenza, cultura delle regole e civiltà italiana del buon gusto e della tolleranza. Mai nei centocinquanta anni d‚unità nazionale, mai classismo di destra espresse governo più classista. Mai nessuna destra (fascismo a parte) è stata tanto ostile ai valori e ai diritti affermati dalla Costituzione.

"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola e lo scritto", garantisce l'articolo 21 della Costituzione. E noi - giornalisti, autori, attori, scrittori, registi, edicolanti, fotografi, giuristi, docenti e utenti della comunicazione ˆ che l'abbiamo costituita ci chiamiamo Associazione "Articolo 21. Liberi di"; liberi di esercitare per noi stessi e per voi i diritti costituzionali in tutte le forme e i linguaggi della comunicazione: giornalismo, cinema, teatro, letteratura, musica, televisione, arti figurative, internet, ricerca, insegnamento. Difendiamo questo diritto per tutti, anche per "Il Fatto" e per "Sciuscià"; anche per "la 7", strangolata perché non diventasse un piccolo terzo polo; anche per "Europa 7", a cui non assegnano le frequenze pur avendo la concessione per trasmettere mentre chi non ha la concessione continua a occupare frequenze, come nel Far West dove chi tira per primo la pistola dalla fondina si aggiudica l'appalto.

Provocatoriamente, alla vigilia di questo 14 settembre, una riforma che dovrebbe regolare il Far West propone invece un condono tombale, per cui chi s'è preso l'etere se lo tiene. Si finge di privatizzare la Rai per metterla meglio sotto il controllo del Tesoro, cioè del governo. Si rimuove il divieto di cumulare tv e giornali, senza norme antimonopolio: sicché chi ha una posizione dominante è ancora più favorito. E' l'ennesima legge di classe, come quella che esentò le eredità plurimiliardarie; come quella che protegge dal fisco il ritorno dei capitali mafiosi. E' per costoro che governa la destra.

Per gli altri niente, gli altri italiani sono figli di nessuno. Niente per l'editoria e l'emittenza locale, come niente per i pensionati, i giovani senza lavoro, i lavoratori che debbono rinnovare il contratto, i cittadini in attesa di cure o di giustizia, gli studenti che hanno urgenza di riforme.

Ci chiediamo se, in queste condizioni, il diritto di esprimersi secondo l'articolo 21 della Costituzione resti almeno al presidente della Repubblica. Caro presidente Ciampi, messaggi al Parlamento Lei può mandarne, come quello di luglio sul pluralismo dell'informazione: ma il Parlamento lo ignora, impegnato nelle urgenze di imputati eccellenti.

E' questo il nuovo senso delle istituzioni. Ma intanto i pennivendoli scrivono che l'attacco alle istituzioni viene dai girotondi.

E' in questa notte della cultura e del pudore che ai giovani ricercatori dell'università pubblica vengono tagliati gli stipendi; che ad altri giovani vengono preclusi gli accessi all'alta formazione scientifica; che i docenti sono minacciati nella loro libertà d'insegnamento e di ricerca.

E' in questa notte che la destra si preoccupa di iniziare l'anno scolastico non rimuovendo il caos in cui annaspano ragazzi, famiglie e insegnanti, ma per rilanciare il revisionismo storico, cioè nuove e becere egemonie sul passato per comode riabilitazioni nel presente.

E mentre a Venezia il film premiato col Leone d'Oro viene demonizzato non per il suo risultato artistico ma per il suo contenuto, come ai tempi della censura, i moralisti della stampa sedicente "liberale" - dimentichi che l'aggettivo liberale nacque in contrapposizione a servile - ci impartiscono lezioni quotidiane su come una brava ed educata opposizione debba comportarsi, se vol essere rispettosa dei diritti della maggioranza e della sovranità. Siate dunque educati, concittadini, imbavagliatevi.

Ci chiedono cosa proponiamo, cosa vogliamo.
Vogliamo che si torni alla Costituzione. Che sia abolito il confino politico per Biagi, Freccero, Santoro, Fazio, Severi, Ruotolo, Parascandolo; per i miei giovani colleghi Barbacetto, Gomez, Travaglio, allievi di Montanelli e non di Stalin; per Sabina Guzzanti e Luttazzi e altri artisti cui si cerca di ostacolare l'accesso perfino ai teatri; per Roberto Benigni costretto a diffondere i suoi film attraverso la distribuzione del padrone di tutto. Chiediamo che il Corriere della Sera non debba subire le scalate degli "amici degli amici"; che siano aiutati gli editori "puri", quelli cioè che non vendono al governo i loro giornali in cambio di appalti, rottamazioni o telefonini; che la Rai sia riformata come "servizio pubblico" e non sia più Telebeautiful a servizio della destra più incolta e violenta.

Chiediamo che le istituzioni siano moralizzate, a cominciare dal Parlamento che dovrebbe vigilare sulla Rai mentre è a sua volta sotto vigilanza speciale del partito degli avvocati: che è tempo di sciogliere, miei cari ex colleghi parlamentari del centrosinistra. Scioglierlo per ridare un minimo di dignità al Parlamento, visto che nessun guru di destra è disposto per questo a bere un altro bicchiere della propria pipì.

Concittadini,
gli organizzatori di "Articolo 21. Liberi di", che vi aspettano presso la Scala Santa per raggiungere stasera le centomila firme per "Il Fatto" e per "Sciuscià", sarebbero lieti, io credo, di stare con voi in un altro girotondo, magari a Saxa Rubra, per la Costituzione, tutti insieme: movimenti, partiti, sindacati.

Tutti insieme perché la nostra unità è la condizione per realizzare il grande obiettivo che conseguimmo nelle elezioni del 1996: un "patto nazionale di governo" fra i lavoratori, i ceti medi riflessivi e la borghesia imprenditrice.

Questo tridente fu la chiave della nostra vittoria, e non ce n‚è un'altra per vincere.
La ritroveremo grazie a voi, cittadini, che siete il collante di questo tridente e il suo potentissimo mass-media.
Voi siete la NOTIZIA e il giornale che la diffonde.
A voi Gasparri non può negare le frequenze e Tremonti non può imporre tasse di concessione governativa sulla parola.
Voi siete la nuova VOCE che non si può imbavagliare.
Senza televisioni, Ghandi convertì alla libertà cinquecento milioni di indiani. A noi basterà incontrarci con un numero assai più modesto di "elettori pensori" dell'altra parte, per uscire tutti insieme da questa notte.


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Intervento alla Festa di protesta del 14 settembre

Cittadini bricoleurs
di Paolo Flores d'Arcais

Qui ci continuano a chiedere come sta andando questa manifestazione a Piazza San Giovanni e io rispondo che ormai dire Piazza San Givanni è perlomeno un’inesattezza, perché da questa parte oltre Piazza del Vicariato arriva la manifestazione, e da quest’altra parte fino a Piazza S. Croce in Gerusalemme. Sta succedendo qualcosa che va al di là delle più ottimistiche previsioni dei più ottimisti di noi. A questo punto radio, televisioni, giornali chiedono una sola cosa: “dateci i numeri”. Noi non faremo come avviene di solito: gli organizzatori danno delle cifre, la questura dà delle cifre incredibilmente inferiori, e si discute su questo Ho portato una cassetta, l’ho studiata molto attentamente ieri sera; è la cassetta della manifestazione che nel 1998 in questa piazza tenne il cavaliere. E io sono convinto che per dare i numeri, come dicono i giornalisti, dovremo attenerci alle cifre del cavalier Berlusconi, che, come tutti sappiamo, è uomo di verità. Io ho studiato attentamente questa cassetta e vi posso dire che oggi qui noi siamo perlomeno il doppio di quelli che parteciparono a quella manifestazione. Poichè in quella occasione Berlusconi disse - e i mass media tutti ripeterono il giorno dopo - che erano 1 milione di persone, noi dobbiamo dichiarare che qui, non secondo noi, nè secondo Nanni che poi è minimalista, né secondo la questura, ma secondo il cavalier Silvio Berlusconi, siamo almeno 2 milioni di persone. Oppure vorrà dire che siamo un poco meno, che siamo poco più di 1 milione, ma che allora Berlusconi mentì, e tutti i mass media con lui.

Berlusconi ha preferito organizzarsi un appuntamento con Bush, nella speranza che domani si parli poco di noi, e se ne è andato in America a portare il suo “si” senza riserve a qualsiasi scelta di Bush, dicendo che questa è una manifestazione “disdicevole e assolutamente infondata”. Lasciamo da parte il “disdicevole”. Che sia assolutamente infondata potrebbe essere anche vero, se vivessimo in un altro paese. Perchè in qualsiasi altro paese d’Europa in effetti sarebbe del tutto superflua una manifestazione di questo genere perché gli obiettivi e i valori per i quali ci siamo mobilitati sono altrove patrimonio comune di tutte le forze politiche; sono l’orizzonte comune, condiviso e interiorizzato a destra, al centro e a sinistra. Berlusconi sbaglia quindi paese. Se si trovasse in Spagna, la sua Spagna di destra tanto amata, il massimo che un imprenditore può possedere nel campo delle televisioni è il 49% di una sola rete. E non può essere certo il Presidente del Consiglio a possederlo. In Germania il Cancelliere Kohl - che naturalmente rispetto a Berlusconi è un gigante che passerà alla storia - ha dovuto finire la sua carriera politica prima ancora che cominciasse un processo per un reato che non era neanche da codice penale: non già per delle tangenti ma per un piccolo finanziamento non dichiarato. Questa è la destra in Germania. Negli Stati Uniti del presidente Bush, dove si è precipitato per una guerra che l’Italia non vuole, Silvio Berlusconi rischierebbe 25 anni di carcere per falso in bilancio. Per non parlare dell’Inghilterra, dove la persona che doveva succedere alla signora Tatcher alla testa del Partito Conservatore, è finita condannata a 6 mesi di carcere senza condizionale e senza appello per aver mentito su un conto d’albergo del valore di 3 milioni delle vecchie lire. Queste cose non le troverete sui mass media perchè in questo paese l’informazione televisiva è quasi morta. Noi non ci lamentiamo per la mancata diretta della Rai. La nostra è una festa di protesta, non una festa di lamentosi. Noi siamo sicuri che dopo che la Rai ha detto no alla diretta, l’unico risultato è stato che decine di migliaia di persone in più sono venute per guardare di persona e per informare di persona. Ma resta il fatto assurdo di non aver voluto rendere un servizio pubblico ai cittadini italiani; tanto più che il Senatore Pera non fa altro che ripetere che bisogna riconoscere il primato della società civile. E allora questa è la prima manifestazione della società civile autoorganizzata che si sia mai realizzata in Europa, non solo in Italia. Autoorganizzata e autofinanziata fino all’ultimo euro, senza finanziamenti di chicchessia, pubblici o privati. E allora quella di Berlusconi non è la destra. Se fosse una destra come la destra europea io la combatterei lo stesso; ho incominciato ad impegnarmi a sinistra quando avevo 18 anni e ormai ne sono passati altri 40, e quindi la combatterei lo stesso. Ma questa non è la destra, come Chirac, Tatcher, Aznar, destre dure ma che rispettano i principi elementari della democrazia liberale. Berlusconi e i suoi dipendenti - perché non c’è altro modo di chiamarli in realtà detestano la democrazia. Come ha scritto il giornalista Curzio Maltese, Berlusconi è un analfabeta della democrazia. Vuole un potere di governo senza opposizione in Parlamento, vuole i magistrati assoggettati al suo potere politico, ha già il monopolio del 5^ potere, la televisione, prova ad occupare anche il Corriere della Sera… Non chiamiamolo “regime”, se la parola riesce indigesta a qualcuno; ma se vogliamo essere sobriamente precisi nella descrizione, dobbiamo almeno ammettere che Berlusconi è in preda a una irrefrenabile pulsione totalitaria e dunque un pericolo imminente e attuale per la nostra democrazia. Ecco perchè gli uomini della vera destra, i Montanelli ieri, i Sartori oggi, o più giovani, come Marco Travaglio, uomini di destra sono stati e sono tra i suoi più intransigenti avversari. Ecco perché questa stagione di movimenti autoorganizzati sta facendo breccia nel suo elettorato deluso. Ecco perché dopo il Palavobis un sondaggio diceva che un suo elettore su quattro aderiva ai nostri valori e ai nostri obiettivi. E io credo che dopo questa manifestazione saranno ancora di più quelli che lo abbandoneranno. Ecco perchè una sola cosa mi è sembrata inesatta nello stupendo discorso che ha fatto prima Nanni; e cioè che Berlusconi insulta ogni giorno metà del paese. No, ogni giorno Berlusconi insulta molto di più di metà del paese, la stragrande maggioranza di questo paese, perché Berlusconi è ormai in minoranza in questo paese. E poiché anche i sondaggi lo dicono, non ha fatto altro che licenziare i sondaggisti dalla Rai e metterci un amico suo. E quando i suoi uomini parlano di spallate e tumulti di piazza dimostrano…. (il discorso è sovrastato dalla voce della giornalista Rai) ...ecco perché la Costituzione americana nel 1^ emendamento (1791) dichiara che il Congresso non può limitare in alcun modo il diritto di manifestare in piazza e mette questo diritto sullo stesso piano della libertà di religione e della libertà di stampa, tanto è sacro e inviolabile: perché è il sale della democrazia, altro che “tumulti di piazza”. Voi, in questa piazza siete il sale della democrazia, esattamente come la divisione dei poteri è l’architrave della democrazia. E dunque senza un potere giudiziario autonomo e perciò imparziale, non c’è democrazia. Sulla giustizia quindi non aggiungerò nulla: avete già sentito un avvocato. Ci sono avvocati e magistrati insieme in questa piazza, in difesa dello Stato di diritto. L’idea di Berlusconi, di una giustizia fatta un po’ come il gioco dell’oca per i potenti: non mi piace quel tribunale, mi sposto di là, poi mi sposto di là… I suoi processi dovrebbero spostarsi a Brescia, ma a Brescia qualche tempo fa è successo qualcosa per cui anche Brescia non andava più bene. E allora è da domandarsi se voglia fare un distretto giudiziario personale ad Arcore, dove essere giudicato, perchè questa è la logica. E in questa logica non c’è nulla di inventato, perché una giustizia del genere esisteva già: era la giustizia dell’ancien régime, prima della Rivoluzione francese, dove le cariche giudiziarie potevano essere comprate e vendute. Questo è evidentemente l’ideale di giustizia di Silvio Berlusconi. Berlusconi non riuscirà nel suo disegno, e io rinuncerò a tanti altri temi che dovremmo toccare, dall’ostruzionismo a 360 gradi per bloccare tutti i lavori del Parlamento, che ci è stato promesso solennemente dai dirigenti dell’opposizione, alle primarie, tante volte ribadite come innovazione della politica e che devono diventare un fatto quotidiano, ovvio. Domani, quando si tratterà di scegliere i candidati a Sindaco di Bologna, e poi dopodomani a Siena, per chi dovrà sostituire il Senatore Luigi Berlinguer, entrato nel Consiglio Superiore della Magistratura. Di tutto questo non parleremo oggi, perché avremo ancora modo di comunicare. Perchè credo che sia questa la consapevolezza - anzi, la certezza - con cui oggi ci saluteremo. Questo movimento non è un fuoco di paglia. Ha messo radici profonde e cresce come una valanga. Questo movimento, di cui oggi qui voi siete solo una piccola, straordinaria parte, ha dimostrato contro tutte le banalità sull’efficienza come fatto esclusivamente aziendale, che la passione civile è uno strumento di efficienza superiore ad ogni altro. Perché, per organizzare una manifestazione di queste dimensioni in 2 settimane, alla fine delle vacanze estive, ci vuole una capacità e un’efficienza organizzativa, che voi avete dimostrato, che nessuna azienda è in grado di raggiungere. Ci vuole una efficienza mostruosa, e migliaia di voi si sono improvvisati dirigenti politici. Le sezioni e i cittadini qualsiasi si sono mossi all’unisono, e le sezioni si sono mosse anche prima che i loro leader si muovessero, riscoprendo così il piacere di una vita politica di base. È evidente che non ci saranno altre manifestazioni così, almeno per un certo tempo; e quindi diranno che siamo in crisi, aspettatevelo fra poco. Lo hanno già fatto a giugno.Ma questo movimento ormai fa parte integrante della politica italiana, perché anzi, è la prima risposta in Europa a quella crisi della rappresentanza, a quella disaffezione verso la politica tradizionale che in Europa tutti lamentano. Ecco perché io credo che non ci sia retorica nel dire che questa è una manifestazione storica: perché nasce qualcosa di assolutamente inedito, che comincia a dare risposta a uno dei problemi più gravi che l’Europa si trascina da tempo. Questa che viene da voi è la richiesta di una politica radicalmente nuova dove conta il politico di professione, che naturalmente deve rimanere, ma con la stessa possibilità di contare nasce una nuova figura di politico: quella che ciascuno di noi, qui, è. Persone che vivono nella società civile e che dedicano alla politica alcuni frammenti del loro tempo libero, sacrificandolo ad altre cose. Un cittadino attivo. Questo cittadino attivo deve contare nella decisione esattamente come il politico di professione, altrimenti quella crisi e disaffezione dalla politica che si lamenta in Europa non verrà mai sanata. Io lo chiamo “il cittadino bricoleur”. Lo si può chiamare come si vuole; certo è che sta nascendo qualcosa di nuovo e straordinario. E fra qualche giorno, fra questi cittadini bricoleurs, che fanno politica - eccome - ma non più in senso tradizionale, sapete che ci sarà anche un impiegato della Pirelli Bicocca di Milano, che risponde al nome di Sergio Cofferati,. Ed è così che ciascuno di noi, facendo politica in questo modo, restituirà nobiltà alla politica. Perché ciascuno di noi è un opinion leader. Non è un modo per autoincensarci. E’ una definizione sociologica. Ciascuno di voi, nella sua cerchia sociale, nei suoi luoghi di lavoro, di svago, nello sport, nella parrocchia, ha la capacità di orientare zone di opinione pubblica. Ciascuno di voi, quindi, tornerà a casa con la semplice consapevolezza di rappresentare un’ Italia già maggioritaria. L’Italia della Costituzione uguale per tutti, l’Italia che resiste, l’Italia del domani e dell’oggi. La vostra Italia, l’Italia che vincerà.
("sbobinato" da Manuela Faccani - non rivisto dall'autore)


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Intervento alla Festa di protesta del 14 settembre

Non c’è pace senza giustizia
di Rita Borsellino

“Grazie. Devo dirvi grazie perché in quest’ultimo tempo ho sentito troppo silenzio. Qualcuno ha detto - non cito la prima parte della frase perché non vorrei essere né fraintesa né strumentalizzata - qualcuno ha detto “Temo il silenzio dei giusti”. Troppo silenzio c’era stato: grazie di essere qui, grazie per questo applauso alla memoria di Paolo. Grazie di esserci, a difesa e sostegno di questa giustizia così maltrattata, così oltraggiata in quest’ultimo periodo. Oltraggiata spesso nell’indifferenza di troppi, o spesso nell’acquiescenza di tanti. Mi faceva male. Mi faceva male perché era costata cara, perché la conquista della legalità è costata troppo al nostro paese, è costata a tutti noi, ad alcuni di noi in modo particolare. 
E questo silenzio era offensivo. Le parole delle commemorazioni, di troppi pronti a commemorare i morti e ad oltraggiare i vivi, con le loro azioni, facevano male, scavavano in quelle piaghe che non si sono mai rimarginate, perché più tempo passa, più profonde sono, più male fanno. E allora grazie oggi di questa festa, di questo essere insieme, di questo essere arrivati qui da tutte le parti; di essere qui giovani e meno giovani insieme, generazioni che si incontrano e si uniscono, perché ci sono dei valori che sono al di sopra di tutto e di tutti, o almeno così avevo sperato, avevo creduto dopo il 1992: che ci fossero dei valori che fossero davvero universali, che dovessero appartenere a tutti, che tutti dovessero sostenere e difendere. 
E invece così non era stato. Oggi mi sembra di essere all’indomani di quei giorni terribili delle stragi del ’92, quando scesi in piazza, davanti all’oltraggio più grande, quello della morte, e c’eravamo ritrovati in tanti. E avevamo capito che non era vero che i siciliani erano tutti mafiosi. Avevamo capito che eravamo tanti e tanti di più. I troppi silenzi, anche i compromessi, di questo ultimo anno in particolare, mi avevano fatto pensare per un momento che la giustizia, che la legalità, non fossero patrimonio di tutti, che l’avesse acquistato qualcuno e che ne facesse quello che voleva. Oggi qui mi rendo conto che la giustizia ci appartiene, che la legalità ci appartiene, che siamo noi a doverla difendere, e siamo tanti. Siamo tanti davvero, questo ci deve dare forza, ci deve dare fiducia, ci deve far ritrovare quella serenità che avevamo perso. Io devo ringraziare Nanni Moretti, perché lo sentivo parlare praticamente per la prima volta oggi. E lo sentivo pronunciare quelle parole che io stessa avevo dentro e che per troppo tempo forse avevo tenuto per me, che non avevo trovato la forza e il coraggio di dire ad altri. Io credo che abbia dato voce alla nostra coscienza, abbia dato voce alle nostre coscienze. Vedo un lenzuolo lì, quelli che furono fatti all’indomani delle stragi del ’92; c’è scritto “Non li hanno uccisi. Le loro idee camminano sulle nostre gambe”. Non solo le idee di Paolo e di Giovanni. 
Guardate un po’ quante gambe ci sono oggi qui a portare aventi queste idee di giustizia, di legalità, di pace. Perché non c’è pace senza giustizia. E allora, volevo farvi partecipi di una cosa un po’ mia. Ricordo che durante l’ultima campagna elettorale, per l’elezione del nostro presidente della regione, in Sicilia, l’aspirante presidente - le sue aspirazioni poi sono state premiate: è diventato presidente della regione Sicilia - ebbe una frase molto infelice, devo dire: parlò della “sceneggiata dell’antimafia dei lenzuoli”. E io ricordo che mi indignò questa frase. Mi indignò perché quella dei lenzuoli non era stata una sceneggiata: quello dei lenzuoli era un atto di coraggio inverosimile, era la prima denuncia firmata era la prima rottura ufficiale del regime dell’omertà. Per la prima volta si aveva il coraggio di denunciare la mafia e di firmare quella denuncia: chi metteva un lenzuolo al suo balcone con scritto “No alla mafia” diceva “Io, che abito qui, che ci sto ora, con la mia famiglia, con i miei figli, io non ci sto”. Bene, oggi noi qui diciamo “Io non ci sto”. E’ un po’ come se esponessimo il nostro lenzuolo a questa finestra. Grazie ancora. Qualcuno ha detto “Non ci perdiamo di vista”. Non ci perdiamo di vista, teniamoci per mano: è anche questo il significato del girotondo, come delle catene umane che si fecero all’indomani delle stragi di mafia, significa tenersi per mano per sentirsi forti insieme. Io credo che questo sia importante. Ma guai se tutto questo restasse solo una bella giornata da ricordare e da raccontare agli altri: è importante la continuità, come in tutte le lotte per la libertà è importante la forza ma è importante la continuità. […] Poche frasi, perché possano diventare un messaggio e un patrimonio per tutti. E dà questo messaggio a voi, ai manifestanti di Piazza San Giovanni, per dire che la pace è nelle mani di ciascuno di noi. E dice “Mi appello alla società civile organizzata perché sappia resistere ai venti della guerra e dell’illegalità. Mi auguro che questa manifestazione di Piazza San Giovanni sia un’espressione di questa Italia che si organizza per resistere”. Ciao.”("sbobinato" da Elisa Bianchini)


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